Investire nel nord-est o nord del Brasile


Da qualche tempo sto dietro alle notizie di investimenti in Brasile. In Italia non sembra proprio un momento buono per questo.

Il campo piu redditizio pare sia il campo immobiliare e le zone migliori, da diverse letture di siti web e colloqui con amici qui in Brasile, risultano le coste del nord-est. Ad esempio città come João Pessoa, Natal, Aracaju. Forse anche Rio Branco è città per investimenti immobiliari. La capitale dell’Acre, è in espansione. Tra poche settimane aprirà il primo shopping nello Stato. Il nuovo governo lavora in direzione di una forte industrializzazione. Molta gente dagli altri stati brasiliani stà trasferendosi qui: è un dato di fatto. Ma non c’è, ad oggi, una grande offerta di abitazioni.Ma preferisco consigliare e seguire investimenti sulle coste del nord est. Personalmente, ho dei problemi di adattabilità in Acre: troppo caldo per i miei gusti. La stessa situazione climatica é riscontrabile nella vicina Rondonia, dove  ho visto costruire “a tutto vapore” nuovi appartamenti a Porto Velho.

Sulla carta, tutto sembra invogliare ad investire prepotentemente dall’estero, sia sulle coste, sia qui nell’Amazzonia. Su un sito (http://www.business-in-brasile.com) ho trovato qualcosa che focalizza meglio quello che dico, anche se al sottostante punto 9 (infrastrutture) ho molto da obbiettare.

10 buoni motivi per investire in Brasile:

  1. Il Brasile è uno dei Paesi emergenti che combina al meglio la stabilità di governo con la rapida crescita economica
  2. È l’ottava maggiore economia mondiale
  3. È il quinto maggiore paese del mondo
  4. Il reddito medio pro-capite è ormai elevato e meglio distribuito fra le fasce della popolazione
  5. È tra i 20 maggiori esportatori al mondo
  6. I rapporti economici con l’Italia negli ultimi anni hanno conosciuto uno sviluppo straordinario
  7. Ha una moneta stabile
  8. Produce i 3/5 della produzione industriale del Sud America e fa parte di diversi gruppi economici
  9. Ha ottime infrastrutture: porti, ferrovie e rete autostradale
  10. Due grandi eventi sportivi si terranno nei prossimi anni (Mondiali nel 2014,Olimpiadi nel 2016): questo porterà un’ulteriore ventata di modernità nelle infrastrutture del Paese.
Rio Branco, Acre

E’ bene avvisare che il 50% delle piccole e medie imprese aperte da stranieri in Brasile, chiude dopo il primo anno. Pianificare un investimento con calma e lungimiranza è importantissimo, in Brasile, per uno straniero. Non lasciarsi prendere dall’entusiasmo (che gli stessi Brasiliani tendono a metterti addosso… non so se con buona fede o meno…).

Importante conoscere il territorio o avere qualcuno di fiducia (sempre raro trovarlo) che lo faccia.

Qui un altro sito (www.investirenelmondo.com/) che mette invece all’erta sull’investire in Brasile, riportando, per mia esperienza, cose molto giuste. Copio e incollo di seguito il testo della pagina.

Investire in Brasile: é veramente un Paradiso?

Il Brasile è una delle maggiori economie del mondo, e la maggiore dell’America Latina. Dopo il Brasile, nel continente latino-americano vi è quella del Messico seguito dall’Argentina e, al quarto posto, dalla sola città di São Paulo. Il paese gode attualmente di stabilità politica e di un regime democratico che offrono sicurezza per gli investitori. Il paese conta 190 milioni di abitanti di cui solo 7,4 per cento ha piú di sessantacinque anni anni, il che implica un numero ingente di potenziali consumatori. Quinto paese del mondo per estensione, 8.547.403 kmq (28 volte l’Italia 301.318 kmq e due volte e mezzo l’Unione Europea), dal clima temperato che contribuisce alla ricchezza della bio-diversità.
La forte crescita del Brasile si è concretizzata negli ultimi mesi, grazie a un contesto internazionale favorevole caratterizzato da elevate quotazioni dei prezzi dei prodotti agricoli di base e dalla crescente domanda di acciaio di cui il paese è forte esportatore. Nella composizione merceologica dei beni destinati ai mercati esteri, le commodity continuano ad avere un peso importante (in netto aumento i minerali di ferro, lo zucchero e il caffè, le granaglie), ma nell’ultimo anno si è registrato un sensibile aumento della vendita di manufatti che rappresentano la prima voce dell’export brasiliano. Anche la domanda interna è cresciuta grazie alla diminuzione del tasso di sconto. Alla crescita degli ultimi mesi e al ravvivarsi della domanda interna, il governo, per evitare sul nascere il rischio del sorgere dell’inflazione, ha ripetutamente aumentato il tasso ufficiale di sconto, Che continua ad essere alto, suscitando le critiche del mondo imprenditoriale. Il 2010 ha confermato la positiva crescita dell’economia brasiliana, gia’ rilevata nel corso degli anni precedenti (+7,5%). Tale crescita – che é avvenuta in un contesto caratterizzato da una politica di rigoroso controllo della spesa pubblica e dalla lotta ad ogni eventuale focolaio di inflazione – ha segnato il definitivo superamento della crisi economica internazionale. Il governo Lula a tale proposito ha scelto di utilizzare continui e ripetuti aumenti del tasso di sconto che in successivi rialzi è stato portato dall’8,75 % del luglio 2009 al 12% dell’aprile 2011. Il saldo della bilancia commerciale brasiliana è estremamente positiva (+ 20,2 miliardi di dollari) con esportazioni per oltre 201 miliardi di dollari e importazioni per circa 181 miliardi. L’ effetto complessivo di tali manovre, il buon momento economico e i commenti positivi degli organismi internazionali hanno favorito un significativo rafforzamento del Real su dollaro ed euro, quotati rispettivamente a 1,61 e a 2,32. Il citato apprezzamento della valuta nazionale e la politica di alti tassi d’interesse hanno fortemente preoccupato gli ambienti imprenditoriali e, a livello di governo lo stesso Ministro dell’Industria ha espresso riserve e preoccupazione. È possibile che gli effetti di un Real valorizzato sull’economia brasiliana si facciano sentire nel primo semestre di quest’anno con un rallentamento della crescita, ma il quadro economico generale rimane tuttavia positivo anche se come abbiamo detto, principalmente dovuto a fattori esterni.
La politica paternalista e assistenzialista del governo Lula che assiste quasi cinquanta milioni di brasiliani con il “programma salario famiglia”  ha un effetto positivo sui consumi ma un effetto negativo sulla crescita. In pratica é come se ben oltre l’intera popolazione dell’Argentina vivesse di assistenzialismo. Ovviamente questa politica é stata premiata dalle classi meno abbienti con la rielezione di Luiz Inácio da Silva e con la vittoria di Dilma Rousseff.  
Un mercato che, nel giro di qualche anno, varrà quanto quello di Cina e Russia, inoltre ha un solido legame con il nostro Paese.
Le valutazioni di rischio delle principali agenzie di rating sono le seguenti:
Moody’s: /Baa3/outlook positivo
– Standard & Poors: BBB-/outlook stabile
– Fitch-IBCA: BBB/outlook stabile
– La SACE colloca il Brasile nella Categoria OCSE n. 3. Condizioni di assicurabilità senza alcuna restrizione.
La crescita del PIL secondo le stime effettuate su base annua dovrebbe aggirarsi intorno al 4%, in diminuzione rispetto al precedente anno anche per il forte aumento del tasso di sconto, tra i più alti del mondo.
Nel 2011 vi sará un’ulteriore crescita dell’export, in linea con la forte ripresa della domanda mondiale, specie per quanto riguarda le commodity.
Secondo le previsioni di esperti la crescita economica, nel 2011 e 2012, dovrebbe stabilizzarsi rispettivamente al 4,21% e 4,25%: non come conseguenza del calo dei tassi d’interesse, che dovrebbero rimanere stabili, quanto sulla scia del boom dell’export.
Le PMI invece hanno subito effetti negativi dovuti al mercato non regolamentato ma specie a causa dell’alto costo burocratico (permessi, licenze, piccole tasse che per pagarle hanno un costo lavoro maggiore della stessa tassa, ecc.) che porta al fallimento di circa il 50% delle PMI durante il primo anno di vita.
Maggiori informazioni sugli Indicatori sull’ economia brasiliana possono essere trovati sul sito della Banca Centrale del Brasile www.bcb.gov.br disponibile nelle versioni inglese e portoghese. Questo sito contiene, fra le altre, informazioni sulla legislazione brasiliana, informazioni macroeconomiche e i dati statistici sul sito dell’ Istituto Nazionale di Geografia e Statistica www.ibge.gov.br disponibile nelle versioni portoghese, inglese e spagnola.

“Identikit” degli italiani che si trasferiscono in  Brasile
Quella brasiliana la quinta comunità di italiani residenti all’estero, preceduta da Germania, Argentina, Francia e Svizzera. La comunità italiana in Brasile è composta da 292mila italiani iscritti alle Anagrafi consolari e 273mila iscritti all’AIRE, ma si stima che i cittadini brasiliani di origine italiana siano circa otto milioni.
I settori più coperti dalle PMI “italiane” sono: “abbigliamento” (751 imprese), “mobilio e legno” (682 imprese), “prodotti alimentari” (517 imprese), “metallurgia” (404 imprese). “edilizia” (333 imprese), “macchine non elettriche” (323 imprese). In questo contesto le prospettive di una cooperazione con l’Italia sono reali. 84 progetti finanziati dai Ministeri degli esteri e del lavoro Sono 84 i progetti a favore degli italiani residenti in Brasile finanziati tra il 1998 e il 2002 dal Ministero del Lavoro e dal Ministero degli Affari Esteri. La maggior parte di essi ha riguardato i settori del Turismo, Impresa e Commercio.
Le circoscrizioni consolari più coinvolte sono state San Paolo (26 progetti), Rio de
Janeiro (18), Curitiba (9) e Belo Horizonte (5).
Ad esempio «Il Gruppo Fiat è arrivato in Brasile 50 anni fa con una piccola azienda
d’importazione di macchine agricole. Oggi, le 23 imprese del gruppo costituiscono
uno dei più grandi conglomerati industriali del Paese. È il primo mercato per la Fiat, precedendo anche il mercato italiano, e la principale destinazione degli investimenti del gruppo fuori dall’Europa.
Questo é l’identikit  delle imprese che investono in Brasile. Per questi c’é l’aiuto del Governo italiano, dell’Ambasciata, dei Consolati e dei politici. L’elezione ad esempio del Senatore Edoardo Pollastri e avvenuta grazie a questa comunitá industriale e agli  italiani nati in Brasile.
Ben differente é invece la situazione dei piccoli imprenditori che stanchi dello stress e del tran tran quotidiano hanno deciso di cambiar vita e sono venuti in Brasile alla ricerca di pace e tranquillitá, investendo i loro risparmi o magari vendendo la casa che gli hanno lasciato i nonni in ereditá. Questi sono sparpagliati sulla costa, da Rio de Janeiro a Sao Luis, con maggiori concentrazioni nell’area di Salvador di Bahia, Natal e Fortaleza. La maggioranza di questi “nuovi ëmigranti” hanno investito in piccoli immobili, turismo e ristorazione. Sono proprietari di bar, agenzie di turismo, piccoli hotel, ristoranti, appartamenti per affitto turistico, internet caffé, ecc. Loro sono completamente abbandonati dalle autoritá italiane. I consolati li evitano e non li assistono e quando diventano vittime di taglieggi o fatti di cronaca. In questi casi i nostri rappresentanti si limitano a dire: “si rivolga ad un avvocato” e al massimo forniscono il numero dell’avvocato di fiducia che in genere é un parente di qualcuno che lavora nel Consolato. Ancora peggio quando i consoli onorari quasi non parlano l’italiano. Molti espatriati sono vittime della burocrazia, di professionisti senza scrupolo, di estorsioni (ma non della malavita per intenderci) e di un’economia che spesso é difficile da comprendere. Ma chi sono e quanti sono questi ragazzi che cercano una nuova vita all’estero? E sono poi tutti “ragazzi”?  L’ identikit é: tra i 20 ed i 45 anni; con patrimonio tra i 50 e i 200 mila euro; l’88% di sesso maschile; il 66% sono laureati; il 27% sono figli di industriali o commercianti. Solo il 4% é sposato con figl”.  La maggior parte di loro cercano un’attività davanti o sulla spiaggia, dove far soldi ed eliminare lo stress. In fondo, desiderano piú fare una scelta di vita, piuttosto che dare una svolta economica alla vita. Bisogna peró tener conto che questo tipo di attività sono stagionali e non sempre danno il ritorno desiderato. Una piccola attività spesso produce entrate appena sufficienti a sopravvivere. In molti casi é meglio un business non stagionale che lasci il tempo necessario per andare al mare a rilassarsi quando se ne sente il bisogno.
A livello europeo le statistiche segnalano peró l’amore, non il lavoro, in testa ai motivi d’ espatrio. Secondo un recente studio ci si sposterebbe dal proprio paese d’ origine per stabilirsi all’ estero, in primo luogo, per raggiungere l’anima gemella. Le opportunità professionali sono menzionate solo dal 25% del campione, mentre le decisioni legate a storie d’amore primeggiano con un 30%, secondo quanto hanno dichiarato gli emigranti intervistati.

Ottenere  un visto di residenza: le difficoltà  
Questo é il tema più scottante per chi vuole investire o semplicemente risiedere in Brasile. Il fatto di avere proprietà o quote di società brasiliane non da diritto alla residenza. Non é permesso permanere come turista più di 180 giorni durante 12 mesi a partire dalla prima entrata. Ultimamente, e in modo totalmente arbitrario, negli aereoporti di Fortaleza e Natal stanno rilasciando permessi d’entrata di soli 30 giorni (dicono per limitare il turismo sessuale), questo puó essere contestato (perché arbitrario) nello stesso aereoporto o in caso quando si richiede una prorroga. Per specifici accordi tra Italia e Brasile abbiamo diritto a permanere 3 mesi + 3, sempre che si possa dimostrare di avere i soldi sufficenti per mantenersi.
Alcuni trucchetti per rimanere oltre i sei mesi, tipo cambiare di passaporto, funzionano se si entra da frontiere terrestri, ma possono creare problemi se in un futuro si vuole richiedere la residenza. Inoltre bisogna analizzare bene il fattore residenza a livello fiscale, in quanto in teoria si é tassati anche su guadagni provenienti dall´estero, a meno che non abbiate modo di applicare i trattati sulla doppia imposizione.
La legislazione in materia di rilascio visti per investitori stranieri in Brasile è stata recentemente modificata con l’introduzione della risoluzione n. 84 del 2009, per la quale è sufficiente un investimento iniziale di 150mila real, per la costituzione di una nuova azienda o capitalizzazione di una già esistente. La complessa normativa tra l’altro richiede, come conditio sine qua non, la presentazione del cosiddetto piano d’impresa. Bisogna tener conto che per investimento si intende um’attività produttiva quindi non l’acquisto di una casa o di un’auto. Se queste però sono parte del capitale di una società vengono riconosciute come investimento. Quindi attenzione: la casa che comprate a nome vostro non viene considerato investimento estero, mentre se la acquistate a nome della società si.
In genere é più celere richiedere i visti in Italia e spostarsi in Brasile dopo averlo ottenuto, o richiederlo, andare in Brasile come turista e ritornare quando il visto é stato rilasciato. Perché avviene questo: i consolati incamminano direttamente la paratica la Ministero competenete che di norma in 30 – 90 emette la risoluzione. Quando invece il visto viene richiesto in Brasile, in genere vanno incamminati direttamente o in seconda instanza attraverso al Polizia Federale e qui inizia l’incubo. .Per fare un esempio concreto, io sonono entrato con un visto da giornalista valido un anno, poi mi sono sposato ed ho richiesto il visto permanente. Sono qui da 4 anni ed ancora non mi é stato concesso il visto. Questo é normale in Brasile. Ovviamente “spingendo” si possono accorciare i tempi, ma ovviamente questo ha un costo. Io ad esempio non ho un interesse specifico ad avere la residenza definitiva, ma questo significa anche che non posso essere amministratore di una societá, non posso avere la patente brasiliana (per cui in teoria dopo 6 mesi é come guidare senza patente), ho difficoltá ad aprire conti bancari, ecc.


Quali le  opportunità di business per le Pmi
Il settore del turismo un grande potenziale, nonostante le infrastrutture necessitino di maggiori investimenti per cui il rientro degli capitali applicati, spesso, é a lungo termine. Altri settori importanti sono: agro-industria elettronica, abbigliamento e calzature; carta e cellulosa; informatica; macchine utensili. Tuttavia, il Brasile necessita di sviluppare ulteriormente nuove tecnologie, come per esempio le tecnologie per macchine tessili, per macchine per la lavorazione del legno, della seta, dei marmi e graniti. Il paese ha anche una grande necessità di acquisire tecnologia nel campo del design.
Gli immobili sono un’altro settore d’investimento importante. Se si vuole usare l´investimento in una proprietà tipo albergo, ristorante, ciber caffè, ecc. per avvalersi del visto di residenza in qualità di investitore (minimo 50 mila dollari USA
o attività che offra almeno 10 posti di lavoro a brasiliani) é necessario fare l´acquisto della proprietà a nome di una società (individuale, limitada o anonima). Se invece si desidera investire in proprietà, senza legare l´investimento ad una permanenza nel paese, si puó investire a nome di persona o costituire una società in Brasile o ancora meglio attraverso una socirtà estera. Se poi si vuole proteggere i vostri beni e se la proprietà ha un certo valore, potete investire a nome di una società offshore

Avviare  un’impresa in Brasile: troppa burocrazia?  
Si, definitivamente. Il 50% delle PMI non sopravvivono al primo anno. bisogna adempiere 55 obblighi per entrare in funzione, 41 per funzionare normalmente e 11 per chiudere. Come fanno i brasiliani? Molto danno “um jetinho”, tradotto é una soluzione alla napoletana (senza offesa per i napoletani che in questo sono bravissimi) e lavorano senza permessi e licenze. Quindi prima di buttarsi sull´apertura del ristorantino, ciber caffé, ecc. informatevi bene con un commercialista su quali sono le migliori opzioni perché i brasiliani non sempre li controllano ma voi lo sarete. C´é da dire che il Governo é cosciente di tutto questo e sono in parlamento varie riforme. La ditta Individuale é molto pericolosa perché il patrimonio personale risponde per eventuali debiti dell´attività, cosa che non succede nella limitata dove la responsabilità di ogni socio é appunto limitata alla sua quota azionaria. Attenzione quando si costituisce una società al contratto sociale che in genere tende a favorire il socio brasiliano. La persona fisica o giuridica straniera che voglia investire imprenditorialmente in Brasile, o costituirà una nuova società nel Paese, o parteciperà a una società già costituita o può aprire una succursale dell’impresa estera. I dividendi pagati alle persone giuridiche e fisiche con sede all’estero, a seguito di investimenti registrati presso il Banco Central do Brasil, erano soggetti all’aliquota del 15%.Oggi, i dividendi non sono più assoggettabili a imposta, a partire da quelli generati da gennaio 1996.

Esistono  vantaggi fiscali o altri incentivi per gli stranieri che avviano nuove  imprese?  
In genere no. In alcuni stati é possibile ottenere esenzioni delle tasse comunali e statali per attivitá che producano lavoro per la popolazione locale. Nella Zona Franca di Manaus vengono date alcune esenzioni fiscali statali, comunali e federali alle industrie ed esclusivamente a queste. Raramente le PMI possono avvalersi di questi incentivi fiscali.  Per le PMI esistono peró dei sistemi semplificati di contabilitá e di tassazione.

I pro e i  contro della vita e del fare impresa in Brasile  
Questi ovviamente sono soggettivi. In genere in Brasile si ricerca un tipo di vita che é difficile permettersi in Italia. Nella mia opinione i vantaggi si stanno riducendo a favore degli svantaggi, comparando con altri paesi in via di sviluppo come Thailandia, Filippine, ecc. Ovviamente ci sará sempre una certa preferenza verso il Brasile per via delle affinitá culturali e linguistiche. Il problema per le piccole imprese é che i guadagni sono limitati e il rischio per l’investitore straniero e quello che io chiamo della “barbonizzazione”, ovvero di trasformarsi in quasi indigenti, non avendo piú i soldi per poter viaggiare e comprarsi “certi lussi” quali il cibo italiano, una macchina, ecc. Per questo il mio consiglio é di non investire mai, e poi mai, oltre il 50% del proprio capitale.

I “falsi  miti” del Brasile
In Brasile tutto era facile. Oggi tutto é complicato. É lo scotto che si paga quando un paese cerca di eliminare la corruzione senza prima aver deburocratizzato l’apparato statale. Se pensate che qui non si pagano le tasse é un grande errore. Il fisco é ben organizzato anche se non riesce a controllare tutte le attivitá. Ovviamente se devono scegliere di controllare un brasiliano o uno straniero, pensate un po chi controlleranno? Poi ad esempio, se non fate nessuna dichiarazione dei redditi, neanche quella di esente, vi bloccano il CPF (codice fiscale) e fino a quando non lo regolarizzate non potete acquistare o vendere immobili e movimentare conti bancari. La violenza é in aumento ma non é a livelli critici.  Ciò che invece non é un mito ultimamente é la caccia alle streghe verso un certo tipo di stranieri che però sta facendo vittime anche tra le persone che vivono e lavorano dignitosamente in Brasile. Sempre di più ci sono persone che finiscono sul giornale come mostri e che probabilmente non lo meritano. Ultimamente anche i giornali italiani hanno fatto eco alle notizie che arrivano dal Brasile e ormai chi viene in questo paese viene tacciato di turista sessuale o pedofilo. Qui però ci sono anche tanti italiani che lavorano, che hanno famiglia e che sanno come stanno le cose veramente. Il Brasile non é solo quello dei bar a luci rosse, che in fondo gli stessi brasiliani ci hanno fatto sognare quando nei cartelloni di propaganda turistica appariva in primo piano il fondo schiena di una brasiliana nella spiaggia di Copacabana.

Il costo  della vita locale  
É il 45% meno caro che in Italia se si tiene conto un tipo di vita all’europea. Negli ultimi 3 anni i prezzi sono aumentati del 60%, 30% dovuto all’inflazione e 30% alla rivalorizzazione del reale sul dollaro e euro. In fondo non é piú conveniente come prima, ma si riesce ancora a vivere bene con mille euro al mese (tenete presente che lo stipendio minimo é di 234 euro al mese). 

I  maggiori ostacoli incontrati dagli italiani che si trasferiscono in Brasile  per affari.
Per prima cosa la burocrazia, poi la difficoltá a reperire informazioni serie e professionisti e lavoratori qualificati, i costi di avviamento molto cari (certo non comparabili a quelli europei). Poi c’é la parte la parte di visti e residenza che a volte diventa un vero e proprio incubo. Le lungaggini fanno vivere in uno stato di insicurezza nel quale é difficile investire. Ovviamente, a parte la burocrazia che é dilagante, non si puó generalizzare rispetto agli altri inconvenienti. Esistono differenze sostanziali tra le grandi cittá e il sud, e il nord est e l’interno del paese. Purtroppo le aree piú belle del paese e di maggiore interesse per i piccoli investitori sono le piú disagiate, direi disastrate. Peró in fondo non é differente dalla realtá italiana, specie nel passato.

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